“Mondo Nuovo”, Il Circolo Italian Cultural Association Book Club, meets online every month to discuss thought-provoking books recommended by experts and members. The selected titles explore contemporary themes such as identity, evolving concepts of family, relationships, and the experiences of generations growing up in the new millennium, through fresh and innovative perspectives.
Our March Book Club focused on Non scrivere di me by Veronica Raimo.
L’autrice Veronica Raimo

Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Scrittrice e traduttrice, ha scritto numerosi romanzi e si occupa di giornalismo culturale per diverse testate. Per Einaudi ha pubblicato il romanzo Niente di vero (2022 e 2024, Premio Strega Giovani, Premio Viareggio Rèpaci, longlisted all’International Booker Prize), tradotto in diversi paesi, la raccolta di racconti La vita è breve, eccetera (2023 e 2025, Premio Chiara, Premio Scuola Karenin, Premio Fucini), e Non scrivere di me (2026). I suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste, sia in Italia che all’estero.
Trama
«È il senso costante di reversibilità a causare dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose».
Dennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto, è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi.
Opinioni del Book Club Mondo Nuovo
La scrittura di Veronica Raimo occupa oggi uno spazio riconoscibile e rilevante nella narrativa italiana contemporanea: una prosa ironica e corrosiva, profondamente intrecciata all’esperienza personale, ma capace di trasfigurarla in materia letteraria di valore universale. In questo romanzo, il suo lavoro si ricollega idealmente a opere precedenti, come Miden, soprattutto per l’attenzione rivolta alla zona grigia del consenso, tema centrale e affrontato con notevole complessità.
La protagonista e i personaggi secondari
La protagonista, S., lavora da anni come cameriera ed è al tempo stesso vittima del trauma subito e di sé stessa: la sua esistenza appare bloccata, incapace di evolvere o di realizzarsi pienamente in qualsiasi ambito. Ne emerge una figura rinunciataria, a tratti poco empatica, persino narcisista, lontana da ogni
idealizzazione. Proprio in questa ambiguità risiede una delle forze del romanzo, che costruisce scene di grande intensità senza mai offrire un personaggio rassicurante o moralmente positivo.I personaggi secondari sono delineati in modo diseguale: alcuni, come Gionata, restano volutamente sullo sfondo, funzionali alla narrazione più che alla caratterizzazione psicologica; altri, come Dennis, risultano invece più nitidi e riconoscibili. Più incerta appare l’introduzione dello shooting fotografico, che sembra inserirsi come elemento di satira verso un mondo costruito sull’apparenza e sul vuoto, senza però essere pienamente integrato nello sviluppo narrativo.
Il testo si distingue per il suo coraggio: evita qualsiasi intento didascalico o moralizzante, lasciando il lettore in una zona di ambiguità che richiama, fino quasi alla fine, un possibile registro autobiografico. Solo nelle ultime pagine si insinua l’idea di una distanza tra autrice e protagonista, come se Raimo assumesse il ruolo di una voce che ascolta e rielabora il racconto di S.
Percezione dei lettori
Alcuni lettori hanno percepito la struttura del romanzo come vicina a quella di una sceneggiatura, con una costruzione episodica e un montaggio quasi cinematografico. In questo contesto, il finale è stato particolarmente apprezzato per la sua capacità di ribaltare le aspettative.
Altri, tuttavia, hanno rilevato una certa disomogeneità, l’ironia applicata ai personaggi minori è sembrata talvolta fuori luogo, e il cambio di registro può risultare disorientante.
L’ambientazione resta volutamente sfumata pur lasciando intuire una Roma contemporanea, anche attraverso l’uso del dialetto e di espressioni come “bella zi”, il tempo e il luogo non sono mai pienamente definiti, contribuendo a una sensazione di sospensione.
A chi si rivolge il messaggio del romanzo?
Nel dibattito emerge anche una domanda significativa: a chi si rivolge il messaggio del romanzo? Non soltanto agli uomini, ma a tutti. Il tema della violenza e del consenso è affrontato in termini universali, mettendo in discussione la narrazione dominante che spesso colpevolizza la vittima. In questo senso, Raimo riesce a costruire una voce neutra, capace di restituire complessità senza semplificazioni.
Il ruolo della memoria
La vicenda della protagonista resta segnata da un’assenza irrimediabile: la morte di Dennis. Questa preclude ogni possibilità di chiarimento, aggravando il suo stato di sospensione e lasciando poche prospettive di riscatto e cambiamento.
Un elemento particolarmente interessante riguarda il ruolo della memoria: non più strumento di ricostruzione fedele del passato, ma dispositivo autonomo, capace di farsi narrazione pura, voce performativa. Da questa impostazione nasce la struttura frammentaria del romanzo e uno dei tratti più distintivi della scrittura di Raimo: l’ironia, che attraversa il testo come una forma di resistenza e
insieme di smascheramento.
Il giudizio complessivo
Nel complesso, il romanzo è stato ampiamente apprezzato: asciutto ma non superficiale, duro ma necessario, capace di colpire come una “sberla” che obbliga a riflettere senza offrire facili consolazioni.
Diventa socio del Circolo per partecipare gratuitamente al nostro Bookclub Mondo Nuovo.
Se hai un sogno nel cassetto di vedere una tua storia pubblicata, partecipa al nostro concorso letterario Match POinT 2026.




