Mondo Nuovo, il Circolo Bookclub, meets online monthly to discuss the most interesting Italian books suggested by experts and our members covering topics expressed with an innovative style such as identity, the online world, new concepts of family, the generation that grew up in the current millennium. Our January Book Club was about ‘La prova della mia innocenza’ – Jonathan Coe
Trama e personaggi
Phyl è una giovane laureata in lettere, tornata a vivere dai genitori, frustrata dagli orizzonti ristretti della vita di provincia inglese e da un lavoro squallido in un ristorante giapponese all’aeroporto di Heathrow. Oltretutto i suoi progetti di diventare una scrittrice non stanno andando da nessuna parte. Almeno fino a quando non si presenta a casa un amico di vecchia data della madre, Christopher Swan con la figlia adottiva Rashida, della quale Phyl diventa grande amica. Chris racconta che sta indagando su un oscuro think tank, fondato a Cambridge negli anni 80 da un gruppo di fanatici che vuole spingere il governo sempre più a destra. L’immaginazione di Phil si accende e la ragazza inizia a scrivere quello che sembra un tipico giallo anglosassone.
L’autore Jonathan Coe

Jonathan Coe, nato a Birmingham nel ‘61, laureato a Cambridge e a Warwick, vive a Londra. Ha scritto biografie e numerosi romanzi. Tra i più recenti Io e Mr Wider e Bournville. Le sue opere contengono spesso una preoccupazione per le questioni sociali, anche se generalmente espressa in modo umoristico nella forma di satira. Il contesto storico politico è sempre dettagliato e accompagna i personaggi in un’Inghilterra reale
Recensioni
Premio Sila, Jonathan Coe a Cosenza per presentare la sua ultima opera
“La prova della mia innocenza”: Jonathan Coe alla massima potenza – ilLibraio.it
La recensione de “La prova della mia innocenza” di Jonathan Coe | LunaMagazine
Caterina Soffici – Recensione
Jonathan Coe continua la sua narrazione della Gran Bretagna contemporanea rendendoci un ultimo capitolo del suo personale affresco dello Stato della Nazione che ricaviamo mettendo in fila i romanzi dell’era post famiglia Winshaw.
E cioè, andando a ritroso: Bourneville (2022), Io e Mr Wilder (2020), Middle England (2018), Numero 11 (2015), Expo 58 (2013), tutti editi da Feltrinelli. La prosecuzione ideale del filone rispetta la cadenza biennale a cui l’autore britannico ha abituato i suoi lettori e arriva ora La prova della mia innocenza (ancora Feltrinelli, pagg. 410, euro22, traduzione di Mariagiulia Castagnone). Si tratta di un giallo politico, o forse più una satira politica con delitto, nello stile leggero e canzonatorio tipico di Coe. Un libro strano, a cominciare dalla struttura. E’ diviso in tre sezioni e al centro di ogni sezione c’è un personaggio diverso. La cadenza è dettata da una frase che chiunque sia mai stato su una metropolitana o su un treno inglese avrà ossessivamente sentito pronunciare dall’altoparlante o letto negli avvisi all’interno delle stazioni, rivolto alla segnalazione di cose che non vanno. “Riferite al personale o inviate un messaggio alla British Transport Police al numero 61016. Risolveremo il problema. See it, say it, sort it. Visto, detto, risolto”. Nessun viaggiatore che io conosca ha mai creduto che la polizia ferroviaria sia realmente in grado di risolvere il problema, e questo è il primo indizio dell’ironia sottile che attraversa il libro. Il tema alla larghissima è ancora la Brexit, ossessione mai superata da Coe, rimasto scioccato dal risultato del famoso referendum del 2016 come la maggior parte dei britannici progressisti e/o minimamente ragionanti.
Brexit aleggia sullo sfondo e il romanzo è ambientato nell’era in cui le conseguenze dello sciagurato esito elettorale hanno portato la Gran Bretagna a toccare il punto più basso della sua politica. Che non è stato il governo di Boris Johnson (come molti potrebbero credere), ma i 42 giorni del disastroso governo di Liz Truss, la donna che ha fatto tremare i mercati, gettato la nazione nel panico e che è stata defenestrata in meno di sette settimane, rendendo palese anche ai ciechi lo stato di sbandamento e di caos dello storico partito conservatore scisso e sobillato da forze di estrema destra (questo elemento sarà importante nel romanzo).
Siamo nel 2022, annus horribilis anche per la morte della regina Elisabetta.
La storia si apre su un treno dove il viaggio è cadenzato dal fastidioso annuncio See it, say it, sort it e una detective sta per arrestare il presunto sospetto di un omicidio. Riavvolgiamo il nastro e nella scena successiva troviamo Phyl, neolaureata in lettere, tornata nella casa dei genitori dopo tre anni di college, indecisa a tutto. Cioè non sa che fare della propria vita e nel frattempo lavora in un sushi bar all’aeroporto di Heathrow (il Terminal 5, quello più bello, quello modernissimo riservato ai voli della British Airways) e pensa che potrebbe scrivere un romanzo. Ma che tipo di romanzo puoi scrivere se non hai un’impellente urgenza di scrivere? Le elucubrazioni mentali della giovane sono un altro punto della satira di questo libro, che ironizza anche su alcune sottocategorie e catalogazioni letterarie molto in voga al momento, ovvero Cosy Crime, Dark Academia e Autofiction.
Tecnicamente in La prova della mia innocenza c’è un po’ di tutte e tre, a cominciare dal Cosy Crime, cioè il giallo ambientato in un luogo ameno della campagna inglese. Ospite nella casa dei genitori di Phyl arriva infatti un vecchio amico di famiglia, Christopher Swann, notista politico che sta indagando su un oscuro think tank, il Processus Group, gruppo di fanatici fondato a Cambridge quarant’anni prima e che trama per spingere il governo sempre più a destra. Chris porta con sé la figlia Rashida, che diventerà molto amica di Phyl, con cui condivide ansie e tic generazionali, tra cui la visione compulsiva di vecchi episodi della sitcom Friends, rassicurante stampella psicologica grazie alla loro prevedibilità e leggerezza.
La non passione letteraria di Phyl la spingerà ovviamente a scrivere un romanzo (perché gli scrittori scrivono è uno dei filoni del libro), mentre Christopher troverà la morte nell’alberghetto dei Cotswolds dove è andato per indagare sul raduno del gruppo eversivo. Nel cosy crime di Coe c’è poi un bel colpo di scena e la risoluzione del caso riporta a indagare nel passato, nella fattispecie nella prestigiosa università di Cambridge, fucina di fulgidi cervelli (anche qui c’è dell’ironia).
Il romanzo della giovane Phyl finirà inevitabilmente per confondersi con la realtà, in un giochetto dove Coe è molto abile e che sfotte l’ultima tendenza all’autofiction, di cui peraltro è infarcito tutto il libro. Ma che pone anche il tema interessante dell’uso della finzione come mezzo efficace per raccontare la realtà.
Presentazioni e interviste
Incipit, Jonathan Coe racconta La prova della mia innocenza | Video Sky
Jonathan Coe on ‘The Proof of My Innocence’, his political satire of the Liz Truss days
The Proof of My Innocence, with Jonathan Coe
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