“Mondo Nuovo”, Il Circolo Italian Cultural Association Book Club, meets online every month to discuss thought-provoking books recommended by experts and members. The selected titles explore contemporary themes such as identity, evolving concepts of family, relationships, and the experiences of generations growing up in the new millennium, through fresh and innovative perspectives.
Our April Book Club focused on I convitati di pietra by Michele Mari
L’autore Michele Mari

Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Scrittore e filosofo ha insegnato all’Università di Milano e i suoi libri sono: Di bestia in bestia (1989), Io venía pien d’angoscia a rimirarti (1990), La stiva e l’abisso (1992), Euridice aveva un cane (1993), Filologia dell’anfibio (1995), Tu, sanguinosa infanzia (1997), Rondini sul filo (1999), Tutto il ferro della torre Eiffel (2002), I demoni e la pasta sfoglia (2004), Cento poesie d’amore a Ladyhawke (2007), Verderame (2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (2010), Fantasmagonia (2012), Roderick Duddle (2014), Leggenda privata (2017)
Ha tradotto L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e Ritorno all’isola del tesoro di Andrew Motion.
Trama
Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto?
Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «pattosciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in più a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di
banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso, le variabili si moltiplicano. E così un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il più possibile.
Opinioni del Book Club Mondo Nuovo
L’incontro dedicato al romanzo di Michele Mari ha generato un dibattito vivace e articolato, con reazioni molto diverse tra i partecipanti, segno di un libro che non lascia indifferenti. Michele Mari, scrittore e filosofo, ha costruito nel tempo una poetica riconoscibile, segnata dalla passione per il mostruoso, il mare e il tema dell’infanzia. In I convitati di pietra sposta il fuoco
sull’adolescenza e sull’età adulta. Il suo stile ha attraversato diverse fasi: da una scrittura mimetica ispirata a Melville e Stevenson, fino a una fase visionaria che richiama lo Zibaldone di Leopardi, riletto in chiave fantastica.
Si tratta di esercizi di stile tipici di una sensibilità postmoderna.
La vicenda
Il libro porta con sé molti riferimenti novecenteschi — tra cui un evidente tributo a Carlo Emilio Gadda — e si colloca volutamente fuori dal tempo, lontano dalla narrativa italiana contemporanea più immediata e realista. Proprio questa distanza ha alimentato il dibattito: il romanzo è un raffinato esercizio stilistico, oppure un modo originale di riflettere su memoria,
ossessione e identità? La risposta prevalente è stata che non si escludono a vicenda, e che la coerenza interna della costruzione è uno dei punti di forza del libro.
La vicenda dei compagni di classe — tema classico — viene qui declinata come contrapposizione tra un passato ingombrante e un tentativo di futuro. I personaggi, dominati ciascuno da un’unica ossessione fissa (chi dall’onanismo, chi dai fumetti, chi dall’attore Gene Hackman), non evolvono nel senso tradizionale: rimangono fedeli a se stessi dall’inizio alla fine, quasi maschere teatrali più che individui compiuti. Questa fissità è stata letta come una scelta consapevole e coerente — un catalogo poetico di manie umane — piuttosto che come un limite narrativo.
La lingua come vera protagonista
La lingua è la vera protagonista: più che la trama o il contesto storico, a colpire è il rapporto tra spazio e tempo. Mari si dedica alla descrizione minuziosa dei luoghi, e il paesaggio immobile sembra sostituire il fluire del tempo — una sensibilità accostata, in sede di discussione, a quella della narrativa giapponese. La prosa, rapida nella prima parte, si fa via via più pacata man mano che i personaggi escono di scena. Il tempo, vero protagonista, allenta il cinismo, muta le prospettive e rivela umanità insospettate. Un’arguzia sottile pervade il racconto, e anche il tema della morte viene trattato con ironia che ne alleggerisce la tragicità.
L’ispirazione autobiografica
Il romanzo ha una possibile ispirazione autobiografica: l’aneddoto dei compagni di classe richiama una raccolta poetica scritta molti anni fa dall’autore, e Mari stesso avrebbe dichiarato in un’intervista televisiva di identificarsi con il personaggio di Semprini, mentre il finale costituisce un tributo personale a Gene Hackman. È emersa l’impressione che Mari ami profondamente i libri, e che questa dimensione personale conferisca al finale il suo tono più intimo e autentico.
Percezione dei lettori del bookclub Mondo Nuovo
Le opinioni sono state fortemente divergenti. Alcuni partecipanti hanno trovato difficile seguire l’alto numero di personaggi e riferimenti; altri ne sono rimasti profondamente affascinati, definendolo un classico per la capacità di rappresentare sentimenti immutabili nel tempo. Si è discusso se possa essere considerato un romanzo di formazione: la posizione più convincente è che si tratti di una formazione al contrario, in cui i protagonisti, pur inaspriti dall’età, continuano a comportarsi come liceali per tutta la durata della vicenda.
Il giudizio complessivo è quello di un libro sofisticato, che richiede impegno da parte del lettore, ma che risulta riuscito proprio per la sua radicale originalità. Un romanzo in controtendenza rispetto al panorama contemporaneo — e forse per questo degno di attenzione.
Il giudizio complessivo
Il giudizio complessivo è quello di un libro sofisticato, che richiede impegno da parte del lettore, ma che risulta riuscito proprio per la sua radicale originalità. Un romanzo in controtendenza rispetto al panorama contemporaneo — e forse per questo degno di attenzione.
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