“Mondo Nuovo”, Il Circolo Italian Cultural Association Book Club, meets online every month to discuss thought-provoking books recommended by experts and members. The selected titles explore contemporary themes such as identity, evolving concepts of family, relationships, and the experiences of generations growing up in the new millennium, through fresh and innovative perspectives.
Our June Book Club focused on Principio, meta’ fine by Valeria Luiselli
L’autore Valeria Luiselli

Valeria Luiselli è nata a Città del Messico e vive a New York. Autrice di romanzi e saggi, è tradotta in oltre trenta lingue. Con le sue opere ha vinto il Premio Letterario Internazionale Mondello 2025, l’American Book Award, il Folio Prize, l’International Dublin Literary Award e per due volte il Los Angeles Times Book Prize. Per Einaudi ha pubblicato Principio metà fine (2026).
Interviste all’autrice in Italiano
Il manifesto – Luiselli rivela una singolare, irriducibile esposizione alla vita.
Fondazione Circolo dei lettori – Donatella di Pietrantonio intervista Luiselli, vincitrice del premio Mondello Internazionale
La Repubblica – Concita De Gregorio: “Il suo racconto è un incantesimo di parole”
ll libraio – Non conosco il confine preciso tra scrittura e vita.
Interviste all’autrice in Inglese
El Pais – Not to succumb to the temptation of catastrophe is also a political stance
New Yorker – Valeria Luiselli on Sound, Memory, and New Beginnings
Opinioni del Book Club Mondo Nuovo
Incipit del romanzo con Olga e le sue riflessioni
L’incontro si è aperto con l’intervento di Olga Campofreda, che ha richiamato l’incipit del romanzo:
MADRE Cosa ti spaventa di più della vecchiaia, ma’?
NONNA Perder la mente.
FIGLIA È per un romanzo, mami?
MADRE Non ne sono sicura.
FIGLIA Quindi scriverai un romanzo con un principio, una metà e una fine? Era ora…
NONNA Perder claridad.
Olga ha sottolineato come Principio, metà, fine sia un’opera tutt’altro che semplice: non un romanzo tradizionale, ma un testo in cui il dato reale viene continuamente manipolato dalla scrittura. L’impressione autobiografica è forte, ma ingannevole; Luiselli costruisce infatti un dispositivo narrativo che sembra attingere direttamente alla propria esperienza, pur prendendone le distanze (ad esempio, l’autrice non ha origini siciliane). Olga ha quindi riassunto la vicenda, ricordando il tema della restituzione del mosaico in Sicilia, attorno al quale si sviluppano le riflessioni della protagonista.
La scrittura del romanzo
È stato osservato come il romanzo alterni costantemente momenti di introspezione a una riflessione sulla scrittura stessa, fino a dare l’impressione che la finzione si insinui nella realtà. Molti hanno apprezzato la notevole padronanza tecnica dell’autrice: l’inserimento delle fotografie, ad esempio, non costituisce un elemento autobiografico, ma diventa parte di una costruzione narrativa in cui la vicenda viene oggettivata sulla pagina per trasformarsi in qualcosa di diverso.
La rilettura del mito di Ulisse
Ampio spazio è stato dedicato alla rilettura del mito di Ulisse. Luiselli smonta la tradizionale figura dell’eroe, mettendone in discussione la positività e offrendo una prospettiva inedita sul Ciclope, rappresentato come una figura quasi vittima. L’episodio dell’accecamento di Polifemo assume così una diversa valenza etica. È stata ricordata anche la citazione: In principio erano una madre e una figlia. In seguito, più o meno a metà, arrivarono altre madri e figlie, e anche uomini, altre persone in generale. Ma per ora, ci siamo soltanto io e lei, e un raggio di sole che entra in camera da una fessura tra le tende, significativo del rapporto tra i personaggi.
Diversi partecipanti hanno percepito il libro come troppo lungo, soprattutto nella parte centrale. Più che la lunghezza, tuttavia, è stata evidenziata la lentezza della struttura narrativa e la tecnica dell’accumulo, che costruisce progressivamente senso attraverso continue stratificazioni.
Una lettrice ha individuato molteplici chiavi di lettura: il rapporto fra i personaggi, la riflessione sulla letteratura e sulla scrittura, ma anche il tema dell’età di mezzo e della cura della madre attraverso i testi classici. Pur riconoscendo il grande talento della scrittrice, ha ritenuto che il romanzo presenti alcuni limiti e non ha apprezzato il finale, in cui la voce narrante passa apparentemente alla figlia. Ha ricordato in particolare il passaggio: ‘Ma mi ritrovo sempre più mia figlia, dirò e scriverò cose che un giorno mia figlia potrebbe ricordare come se fossero davvero accadute? E cosa non dovrei scrivere per evitarlo?‘
Nel corso della discussione è stato richiamato anche il parallelo con le riflessioni del libro di Emanuele Trevi su Pasolini e Betti.
Il rapporto madre-figlia, il linguaggio e le voci
Successivamente, un’altra lettrice ha precisato di non aver trovato il libro realmente lungo, quanto piuttosto lento nella costruzione. Ha apprezzato soprattutto il rapporto madre-figlia e la difficoltà di conservarlo nel tempo, così come il parallelo con il rapporto della protagonista con la propria madre. Il finale, a suo avviso, funziona perché la figlia porta a compimento il libro che la madre non riesce più a scrivere, ricomponendo anche il legame con la nonna. Ha inoltre evidenziato la centralità delle riflessioni sul tempo e sulla memoria. Molto apprezzate anche le cartoline, che Olga ha osservato avrebbero potuto sostituire la lettera conclusiva della figlia.
Un’altra lettrice ha raccontato di aver letto il romanzo anche aprendolo casualmente in punti diversi, trovandolo efficace anche in questa modalità. Ha interpretato la figura della figlia come un contraltare della madre e ha ricordato l’episodio in cui la ragazza vince a scacchi il denaro necessario per acquistare la macchina fotografica. Anche per lei il finale è risultato convincente.
Chi ha letto il testo in spagnolo, ha sottolineato come nella lingua originale emerga una musicalità ancora più evidente. Il romanzo è stato scritto in spagnolo e inglese perché Luiselli ritiene che, quando si pensa e scrive in due lingue fin dall’infanzia, si ha poi la sensazione che una lingua non sia mai abbastanza e che ci sia sempre un modo più adatto per esprimere un concetto.
Una lettrice ha invece espresso alcune riserve sul linguaggio attribuito alla bambina, giudicandolo poco credibile perché non si avverte un reale cambio di registro tra la voce della madre e quella della figlia. Olga ha replicato osservando che non è realmente la figlia a parlare: è la scrittrice che cambia punto di vista mantenendo comunque la propria voce stilistica.
Componente metatestuale: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane
Etta ha proposto una lettura fortemente metatestuale del romanzo. Ha osservato che già l’indice richiama la Storia naturale di Plinio il Vecchio e che, dopo la morte di quest’ultimo, il racconto passa idealmente a Plinio il Giovane, creando un parallelismo con il passaggio di testimone fra madre e figlia. Secondo Etta, Luiselli racconta anche il modo in cui nasce un’opera letteraria, in una costruzione che ricorda quella di Calvino. Nulla è lasciato al caso: le fotografie vengono descritte con precisione quasi documentaria e da esse nasce il racconto. La vicenda privata si amplia progressivamente fino a una dimensione geologica e cosmica, attraverso i continui riferimenti a Plinio e alla sua visione enciclopedica del mondo. La struttura procede per cerchi concentrici e ogni elemento appare costruito con piena consapevolezza. In questa prospettiva, la figlia rappresenta soprattutto una meta-lettrice più che un vero personaggio, mentre la metatestualità, fondata sull’accumulo, diventa uno degli aspetti centrali dell’opera. È stato inoltre ricordato che il paesaggio sonoro sarà pubblicato separatamente dall’audiolibro e sono state citate anche le fotografie di Villa Il Casale che allego.
Alcuni hanno trovato questa componente sperimentale e metatestuale eccessiva.
Confronto con ‘L’archivio dei bambini‘
Martina ha infine dichiarato di aver preferito il precedente libro di Luiselli, L’archivio dei bambini, in cui la componente di impegno politico le era sembrata più coinvolgente. In ‘Principio, metà, fine‘ la sezione dedicata al mito le è apparsa soprattutto un esercizio di stile, molto cerebrale, così come la parte di carattere semi-saggistico, che non è riuscita a coinvolgerla emotivamente. Si aspettava che la figlia imparasse davvero a leggere il mondo attraverso il viaggio, inteso nel romanzo come occasione di riflessione e di ricerca di qualcosa che vada oltre l’esperienza immediata.
È stata realizzata anche una versione sonora del testo che dovrebbe essere pubblicata a breve.
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